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Rischi lavoratori, valutazione e prevenzione

In cosa consiste e quanto è importante la valutazione dei rischi

Per capire l’importanza della valutazione dei rischi nel processo di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro è sufficiente contare quante volte, all’interno del d.lgs 81/08 Testo Unico Sicurezza, compare la parola rischio e quante volte la parola sicurezza. La valutazione dei rischi nelle attività lavorative è la base stessa della normativa in quanto il concetto proprio di prevenzione parte dalla necessità di analizzare e valutare i rischi a cui i lavoratori possono andare incontro nello svolgimento delle varie azioni lavorative.

La parola rischio compare 788 volte contro le 568 della parola sicurezza. Questa semplice analisi è indicativa di come il legislatore abbia voluto incentrare il processo di sicurezza sui luoghi di lavoro sulla prevenzione dell’insorgenza di eventuali pericoli o situazioni che possano mettere a repentaglio la sicurezza e la salute dei lavoratori.

Tipi di valutazione rischi sul lavoro

Valutazione rischio amianto

L’amianto è una delle sostanze in assoluto più pericolose per la salute dell’uomo.
Essere esposti alle fibre di amianto causa malattie all’apparato respiratorio.

Vi sono attività lavorative che più di altre possono comportare per i lavoratori il rischio di esposizione all’amianto, queste sono attività quali: bonifica aree interessate, manutenzione, rimozione e smaltimento di amianto e/o materiali che lo contengono.

La valutazione del rischio amianto sui luoghi di lavoro è un obbligo del datore di lavoro che, verificata la sussistenza di tale rischio, deve anche rilevarne il grado e le relative misure di prevenzione.

Non basta aver valutato il rischio amianto una sola volta, il datore di lavoro deve procedere nuovamente alla valutazione ogni volta che si verifichino modifiche che possano comportare un cambiamento importante nell’esposizione dei lavoratori alle fibre di amianto.

Altro obbligo del datore di lavoro è la notifica da presentare agli organi di vigilanza che descriva esattamente le condizioni dei lavoratori e le quantità di amianto presenti.

La normativa cambia leggermente nel caso in cui debba essere valutato il rischio amianto con esposizioni sporadiche e poche intense.

Valutazione rischio biologico

Fondamentale nell’ambito della complessiva valutazione rischi in azienda è l’aspetto riguardante la valutazione del  rischio biologico. Riguardante cioè la possibilità che agenti biologici, agenti chimici nocivi, si diffondano negli ambienti di lavoro mettendo a repentaglio la sicurezza dei lavoratori.

Un piano valutazione rischi riguardante gli agenti biologici è importante  per gli ambienti di lavoro, in particolar modo per quegli ambienti costantemente a contatto con materie chimiche, sostanze tossiche. Che lavorino e manipolino direttamente queste sostanze o che ne utilizzino gli effetti per opere di pulizia, manutenzione, stoccaggio.

La volubilità degli agenti chimici e l’elevata possibilità che questi hanno di modificare rapidamente la propria essenza  a contatto con ambienti e materiali differenti rappresenta un rischio sul quale vigilare e per il quale è necessario riferirsi a professionisti. Che procedano ad analisi qualitativa e ne sappiano interpretare e analizzare i rischi e i comportamenti.

Adempiere alla corretta valutazione del rischio agenti biologici è quindi cruciale per molti ambienti di lavoro. Il rischio chimico va costantemente integrato nel complessivo piano valutazione rischi e quindi nella stesura periodica del relativo documento valutazione rischi previsto e ordinato dal D.lgs 81/08 e dalla legge 626.

Valutazione rischio campi elettromagnetici

La valutazione dei rischi campi elettromagnetici negli ambienti lavorativi è indicata dalla normativa italiana in materia sicurezza sul lavoro che la inserisce nel complessivo piano valutazione rischi a cui ogni azienda deve adempiere per la salute dei lavoratori.

Le leggi sottese al rischio di inquinamento elettromagnetico sono il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro D.lgs 81/08 e la recente normativa Direttiva europea 2004/40/CE modificata nella 2008/46/CE, recepita in Italia dal Decreto Legislativo n. 257/07 “Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 257 di attuazione della direttiva 2004/40/CE sulle prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici)”.

È qui che il rischio elettromagnetico viene classificato come “rischio per la salute” inserito tra i rischi igienico sanitari ai quali potrebbe essere sottoposto un lavoratore. Un rischio che rientra nella classe  “agenti fisici” nella sottoclasse “radiazioni non ionizzanti”. Categoria nella quale si annoverano anche le microonde, i raggi infrarossi, laser, raggi X, le radiofrequenze.

Va da sé che gli ambienti di lavoro che più necessitano una corretta analisi dei fattori elettromagnetici che rischiano di inficiare salute e sicurezza dei lavoratori, siano quelli in cui vengono utilizzati macchinari che sfruttano onde elettromagnetiche:  studi, laboratori, fabbriche, affiancate da luoghi di lavoro che si trovino in prossimità di centri  a forte emissione elettromagnetica.

È in questi ambienti che si deve procedere all’analisi di livello, spettro di frequenzadurata e tipo dell’esposizione alle onde elettromagnetiche; analisi di effetti diretti e indiretti sulla salute dei lavoratori; sorgenti multiple di emanazione.

Valutazione rischio cancerogeno

L’obbligo di valutazione del rischio cancerogeno, riguarda la valutazione e la prevenzione nei riguardi dei fattori chimici e ambientali che sul luogo di lavoro possono causare tra i dipendenti  la nascita di tumori. Riguarda la valutazione in merito alla presenza di agenti cancerogeni e mutageni sul luogo di lavoro.

Il rischio cancerogeno e mutageni, la valutazione rischio cancerogeno è espressamente indicata dalla legge. Riguarda in particolar modo laboratori di ricerca, aziende chimiche, o aziende in cui sia abituale l’utilizzo di sostanze capaci di alterare l’equilibrio ambientale e quindi del corpo umano.

Eseguire una corretta valutazione del rischio cancerogeno comporta prassi e pratiche chiare, fondamentali per eliminare in ambiente lavorativo ogni possibilità nociva. Pratiche che si inseriscono nel complesso di una generale valutazione del rischio obbligatoria per ogni azienda e che per quanto riguarda i fattori cancerogeni,  vanno dall’analisi di eventuale presenze dannose e mutagene sul luogo di lavoro; allo studio delle modalità lavorative; lo studio delle quantità utilizzate di agenti giudicati nocivi e il calcolo sulle stesse quantità del livello, della durata e del tipo di utilizzo che se ne fa.

La normativa riguardante la valutazione rischio cancerogeno fa capo a leggi chiave per la sicurezza sul lavoro come il D.lgs 81/08 Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro e il DLgs 2008 n°145 “Attuazione della direttiva 2006/121/CE in materia di classificazione, imballaggio ed etichettatura delle sostanze pericolose” .

Valutazione rischio chimico

La valutazione rischio chimico riguarda l’analisi di sostanze chimiche, nocive, cancerogene potenzialmente presenti sul luogo di lavoro. Il calcolo rischio chimico va a individuare eventuali condizioni di precarietà per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, sulle quali approntare un adeguato piano di prevenzione.

La legge indica come la valutazione dei rischi concernente gli agenti chimici dovrebbe essere eseguita nelle fasi precedenti l’inizio di un’attività lavorativa. Deve essere certamente una costante e rappresentare un controllo continuo e necessario per la salute dei lavoratori, ma deve essere allo stesso modo uno dei punti chiave dal quale non prescindere nel momento in cui si decida di aprire un’attività potenzialmente a rischio. L’analisi dei rischi da sostanze chimiche riguarda in primo luogo fabbriche, cantieri, laboratori di ricerca, industrie chimiche.

Le indicazioni di legge riguardanti il rischio chimico sono contenuto nel D.lgs 81/08 Testo Unico sulla Sicurezza sul lavoro,  nel suo Titolo IX “Sostanze pericolose”, Capo I “Protezione da agenti chimici”. È questa la sezione del fondamentale testo per la sicurezza sul lavoro nel quale vengono indicate definizioni riguardanti agenti chimici, agenti chimici pericolosi, attività che comportano la presenza di agenti chimici, il valore limite di esposizione professionale, valore del limite biologico, rischio, pericolo e sorveglianza sanitaria dei lavoratori.

In particolare per quanto riguarda la valutazione del rischio, la sezione indica come comportarsi nei confronti della sostanza chimica, per essere certi di avere un quadro completo ed efficace  tramite il quale  prevenire la pericolosità della sostanza, in base al livello di esposizione e alle circostanze in cui viene utilizzata.

Valutazione rischio elettrico

La valutazione dei rischi sul posto di lavoro derivanti da impianti elettrici, dalla corrente, è un obbligo dal quale  qualsiasi datore di lavoro non può sottrarsi. È un passo fondamentale per assicurare la sicurezza dei lavoratori.

La valutazione del rischio elettrico è una pratica obbligatoria che sottintende il fatto che gli impianti elettrici di ogni luogo di lavoro siano completamente a norma e perfettamente in linea con le indicazioni di legge italiane ed europee.  È una valutazione che si fa sull’utilizzo degli impianti,  finalizzata ovviamente a  eventuale manutenzione e aggiornamento degli stessi e che ha aspetti differenti nel caso in cui i lavoratori siano coinvolti direttamente nell’uso di cavi, corrente ad alto voltaggio, o nel caso in cui invece i lavoratori abbiano a che fare con la corrente intesa come alimentazione di strumenti o postazioni, siano cioè utilizzatori.

A capo della valutazione del rischio elettrico c’è il D.lgs 81/08 Titolo III “Uso delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale”,  Capo III “Impianti e apparecchiature elettriche” .

Il  Capo III contiene gran parte degli obblighi del datore di lavoro per quanto concerne gli impianti elettrici. Obblighi di valutazione del rischio elettrico che devono essere osservati tenendo in considerazione le caratteristiche specifiche di ogni lavoro, rischi presenti in ambiente di lavoro, tutte le condizioni di esercizio previste.

Le valutazioni sono finalizzate all’eliminazione del rischio, all’analisi della persistente conformità CEI degli impianti, alla predisposizione di misure preventive collettive,  individuali DPI.

Valutazione rischio ergonomico

L’ergonomia è una vera e propria scienza che studia l’interazione tra uomo e macchina affinchè venga tutelata la salute e il benessere del lavoratore.

La valutazione del rischio ergonomico varia in base all’attività lavorativa.

Per esempio la valutazione del rischio ergonomico di un videoterminalista sarà certamente diversa dalla valutazione del rischio ergonomico per il lavoratore impiegato nel settore edile.

In generale è possibile dire che la valutazione del rischio legato all’ergonomia deve prendere in considerazione alcuni fattori quali capacità di movimento del lavoratore e quindi spazio esistente tra la macchina e il lavoratore, ritmi di lavoro che richiedono una periodo di concentrazione eccessivamente prolungato nel tempo.

Valutazione rischio esplosione

Il rischio di esplosione nei luoghi di lavoro è stato oggetto di interesse da parte del legislatore europeo. Dal 1 Luglio 2003 è entrata in vigore la direttiva Atex emanata dall’unione europea 99/92/CE in merito alla gestione dei “luoghi con pericolo di esplosione”.

In Italia questa direttiva è stata recepita attraverso  il D.Lgs. n° 233 del 12 giugno 2003 che apporta le necessarie modifiche al Testo Unico sulla sicurezza del D.lgs 81/08 ex D.Lgs. 626/94 introducendo il titolo VIII bis al fine di regolarizzare il nostro paese in merito a questo importante aspetto della sicurezza sui luoghi di lavoro.

Nel decreto la valutazione del rischio esplosione prevede l’obbligo da parte del datore di lavoro di evitare la formazione di “atmosfera esplosiva” negli ambienti di lavoro. Dunque il rischio di esplosioni nei luoghi di lavoro parte dalla prevenzione del rischio di scoppio.

Il Documento di valutazione del rischio esplosione dovrà essere redatto da esperti che debbano controllare l’assenza dei componenti che possano innescare l’atmosfera esplosiva e accertarsi che i macchinari utilizzati rispondano ai requisiti del marchio CE.

Valutazione rischio fulminazione

Il rischio fulminazione è un aspetto che comprende sia ambienti privati (singoli appartamenti o condomini) che ambienti di lavoro. Secondo quanto riportato nell’articolo 84 del D. Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 il datore di lavoro ha l’obbligo di effettuare la valutazione del rischio fulminazione, ovvero assicurarsi che edifici, impianti, cantieri e attrezzature siano protetti dagli effetti dei fulmini secondo le norme sulla sicurezza dei luoghi di lavoro.

Attualmente valutazione del rischio fulmini è regolata  dalla norma dell’Unione Europea CEI EN 62305 (CEI 81-10) in vigore dal Giugno del 2006, contenente le procedure per la determinazione dei fattori di rischio fulminazione.

Questa norma legifera anche in merito alla redazione del Documento valutazione rischio fulminazione ma va specificato che nel Settembre 2008 sono state apportate delle modifiche attraverso la variante CEI 81-10;V1. A seguito della modifica del 2008 è obbligatorio eseguire la valutazione del rischio fulminazione in tutti gli edifici in conformità con la norma CEI EN 62305 (precedentemente citata).

Valutazione rischio illuminazione

La valutazione del rischio illuminazione viene legiferata dal DLgs 81/08 comma 1 dell’allegato IV del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro. Secondo quanto definito dalla norma è obbligo del datore di lavoro provvedere alla  valutazione del rischio illuminazione nei luoghi di lavoro provvedendo ad una opportuna illuminazione degli stessi.

Gli aspetti fondamentali per la tutela della salute dei lavoratori in tema di illuminazione degli ambienti di lavoro si basano sulla necessità di garantire ai dipendenti la corretta visione dell’oggetto su cui si sta lavorando, evitando così anche l’assunzione di posture errate, secondo i principi base dell’ergonomia.

Il datore di lavoro deve redigere un Documento di valutazione del rischio illuminazione esaminando tutti i possibili rischi presenti al fine di accertarsi che i livelli di illuminazione degli ambienti di lavoro dei propri dipendenti siano conformi con i requisisti di illuminamento richiesti dalla norma UNI 12464-1 emanata dall’Unione Europea nel 2004.

Tale norma analizza gli attuali compiti visivi dei dipendenti elencando gli aspetti necessari a definire i livelli di confort visivo: illuminamento, massimo grado di abbagliamento tollerato e uniformità visiva. Il datore di lavoro deve tenere presente questi livelli per garantire la sicurezza dei lavoratori in merito ad eventuali rischi di illuminazione, questi livelli valgono anche in relazione ai rischi per il lavoro con videoterminali.

Valutazione rischio incendio

Il rischio incendio nei luoghi di lavoro può essere più o meno grave, molto dipende dalla tipologia di attività lavorativa svolta nel luogo di lavoro.

In tutti i luoghi di lavoro il datore di lavoro ha l’obbligo di adottare le misure di prevenzione necessarie per la prevenzione degli incendi  e di gestione dell’emergenza.

La valutazione del rischio incendio, disciplinata dal TU, Testo Unico della Sicurezza, ha come obiettivo quello di realizzare misure di tutela della sicurezza e incolumità dei lavoratori e di effettuare, al contempo, prevenzione antincendio.

Nella valutazione del rischio incendio bisogna tenere conto di diversi fattori oltre al tipo di attività svolta, quali: materiali di rivestimento, attrezzature, dimensioni del luogo di lavoro, numero di persone presenti.

Il rischio incendio viene poi classificato in base a diversi livelli: basso, medio d elevato.

Nel procedimento di verifica di sussistenza del rischio incendio vanno considerate anche: le vie di fuga, le porte , le scale, la segnaletica presente, , la rilevazione e l’allarme, attrezzature di protezione come gli estintori.

Valutazione rischio interferenze

La valutazione del rischio interferenze nell’ambito della gestione della sicurezza sul lavoro in appalto e subappalto viene legiferata dall’art. 3 della legge n. 123 del 3 agosto 2007 in vigore dal 25 agosto 2007 che sostituisce le disposizioni elencate nell’art.7 comma 3 del D. Lgs. n. 626/94.

La legge del 2007 ha introdotto l’obbligo per il datore di lavoro committente di redigere e consegnare alle imprese appaltatrici o ad eventuali lavoratori autonomi il DUVRI, ovvero il Documento unico di valutazione dei rischi da interferenze.

Questo documento è necessario per ridurre eventuali rischi da interferenze nel lavoro in appalto, all’interno di un DUVRI il datore di lavoro deve indicare le misure necessarie ad eliminare i rischi di eventuali interferenze, ma cosa si intende esattamente per interferenze?

Il legislatore definisce le interferenze da indicare nel DUVRI come possibili circostanze che possono portare ad un contatto “rischioso tra i lavoratori dell’azienda committente e quelli dell’azienda appaltatrice o in generale tra il personale di aziende diverse che si ritrovano a lavorare nello stesso ambiente ma con contratti differenti.

Valutazione rischio lavoro notturno

Nella valutazione del rischio lavoro notturno il primo elemento da prendere in esame è il limite dell’orario di lavoro giornaliero e notturno.

Il limite orario di lavoro giornaliero è disciplinato dal D.lgs 66/2003 all’articolo 4, il limite orario di lavoro notturno è regolato invece dall’articolo 13 dello stesso Decreto legislativo.

La valutazione del rischio lavoro notturno è un obbligo a carico del datore di lavoro che pertanto, qualora omettesse di valutarlo, rischia pesanti sanzioni amministrative e penali nel caso in cui i lavoratori notturni fossero: lavoratrice madre, lavoratore padre, soggetto disabile (con alcune specifiche rintracciabili all’articolo 18 del D.lgs. 66/2003).

Gli effetti del lavoro notturno sulla  salute del lavoratore sono di varia natura, certamente psico-fisica.
L’alterazione del normale ritmo biologico che regola la veglia e il sonno può essere uno degli effetti.
Oltre a questo è bene tenere sotto controllo il rischio  stress che per un lavoratore notturno può sensibilmente aumentare.
Anche nel la valutazione del rischio lavoro notturno appare quindi fondamentale prevedere un piano di prevenzione ad hoc.

Valutazione rischio lavoratrici gestanti

Per le lavoratrici in stato interessante la tutela per la loro sicurezza sul luogo di lavoro è molto particolare, perché particolare è la loro condizione.
La normativa riguardante la valutazione del rischio lavoratrici gestanti (obbligo del datore di lavoro) è molto antecedente al D. Lgs 81/2008 (Testo unico sulla sicurezza sul lavoro), infatti bisogna tornare al 2001 con la legge 151 del 26 marzo di quell’anno.
Fra le tante regole dettate cui l’azienda deve obbedire, la donna incinta deve poter godere di una postazione lavorativa comoda e che non ne vincoli in alcun modo i movimenti o che possa arrecare danno alla salute sua o del nascituro.
Qualora, inoltre, la gestante accusasse problemi, può chiedere, presentando adeguata documentazione, di non smettere di lavorare in anticipo rispetto a quanto stabilito per legge.

Il Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità riporta tutti i diritti e i doveri di una coppia che può usufruire. Il testo legislativo è stato redatto in sostituzione della precedente legge 1204 del 1971 (abrogata) e della più recente legge 53 del 2000 sui congedi parentali che invece in parte è ancora in vigore.
Con questo testo il legislatore ha voluto integrare le norme sulla maternità e sulla paternità in un unico testo di riferimento che per questo viene identificato con la dicitura Testo Unico sulla maternità.
Nello specifico il decreto legislativo si occupa di sicurezza sul lavoro al Capo II dove vengono stabilite le prassi obbligatorie per tutelare la sicurezza della donna lavoratrice e del nascituro dal periodo della gravidanza fino a quando il piccolo non abbia compiuto 7 mesi di vita.

Valutazione rischio microclimatico

La valutazione del rischio microclimatico negli ambienti di lavoro comprende oltre che una corretta illuminazione anche la valutazione delle condizioni termiche e della qualità dell’aria negli uffici.

In generale si può parlare di confort o per essere più precisi di benessere termo igrometrico dei lavoratori, utile parametro per la valutazione del rischio microclima.

Il rischio microclimatico rientra in una categoria di rischi definibile come “soggettiva”  questo perché la sensazione di benessere o disagio in un luogo di lavoro può variare in base ai singoli soggetti e per questo risulta più difficile da gestire. Secondo quanto previsto dall’articolo 3 del Testo Unico sulla Sicurezza in materia di tutela della salute dei lavoratori, è necessario garantire il benessere fisico e mentale dei propri dipendenti.

Anche in questo caso è prevista la redazione di un Documento di valutazione del rischio microclimatico secondo quanto definito dall’art. 181 del D.Lgs. 81/08 e dalle Linee Guida ISPESL, UNI EN ISO 7730, UNI EN 27243, UNI EN ISO 11079. Il DVR sul rischio microclima deve essere redatto con cadenza quinquennale e aggiornato nel caso in cui si verifichino sostanziali cambiamenti ambientali o risulti necessario a seguito di sorveglianza sanitaria.

Il comma 1 dell’art. 96 lettera D del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro legifera in merito alla valutazione del rischio microclima nei cantieri edili, in questo caso il datore di lavoro è obbligato a tutelare i propri lavoratori dai rischi dovuti a influenze atmosferiche, eventuali rischi da microclima devono essere resi noti nei POS o nei PSS.

Valutazione rischio lavoro mobbing

Il termine “mobbing” indica un meccanismo di accanimento psicologico nei confronti di un lavoratore da parte di uno o più lavoratori e/o datore di lavoro.

La valutazione del rischio mobbing non è immediata e non è certamente semplice da effettuare, perché è necessario valutare molteplici fattori: individuali, sociali e organizzativi.

Stress lavoro correlato e mobbing sono generalmente associati e questo ci fa comprendere quanto l’aspetto psicologico del lavoratore “giochi” un ruolo fondamentale.

A tal proposito non è possibile improvvisarsi esperti di valutazione del rischio mobbing perché la tematica è molto delicata quanto seria.

La puntuale individuazione di eventuali fonti di rischio all’interno dell’azienda e che possano condurre a  generare occasioni tali da sfociare in azioni di mobbing è la prima “arma” di prevenzione a disposizione del datore di lavoro e a tutela del benessere dei lavoratori, tutti.

Valutazione rischio movimentazione manuale dei carichi

La movimentazione manuale dei carichi (MMC) è il complesso di quelle operazioni di trasporto e/o sostegno di un carico da parte di uno o più lavoratori, in tale operazioni rientrano: sollevare, tirare, deporre o spostare un peso, quale esso sia.
E’ intrinseco allo svolgimento di questi compiti uno sforzo muscolare, quindi un rischio, più o meno intenso e più o meno duraturo, tale sforzo comporta un aumento del ritmo cardiaco e di quello della respirazione, inoltre, alla lunga, può incidere negativamente sulle articolazioni, con particolare riferimento alla colonna vertebrale e alle ginocchia, portando anche a cronicizzare i malanni (lombalgia, discopatie, dolori articolari in genere).

Della valutazione del rischio di movimentazione manuale dei carichi si è legiferato fin dal 1970 (Legge 864/1970 che stabilì il peso massimo trasportabile da un solo uomo), successive migliorie per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro sono state apportate con la 626/94 fino ad arrivare al più recente e completo D. Lgs 81/08 in cui è stata resa obbligatoria la valutazione del rischio per questa e molte altre attività.
Il lavoratore destinato a tali mansioni dovrà essere quindi sottoposto a visita medica per accertarne l’idoneità e a sorveglianza sanitaria durante lo svolgimento di tali mansioni per verificare che non ci siano decadimenti o danni per il fisico.
A livello aziendale andrebbero prese tutte le misure necessarie a che non si debba mai ricorrere alla movimentazione manuale dei carichi, si dovrà ricorrere a tale azione solo se è veramente impossibile farne a meno.
Qualora si verificasse questo frangente il datore di lavoro dovrà prendere tutti gli accorgimenti adatti alla salute e salvaguardia del lavoratore/i, come, per esempio: dividere, se possibile, il carico, ridurre frequenza di movimentazione, migliorare l’ergonomicità dell’ufficio.
Il lavoratore dovrà, inoltre, essere debitamente formato e informato circa i rischi la mmc comporta.

Valutazione rischio movimenti ripetitivi

La valutazione del rischio movimenti ripetitivi in ambito lavorativo presuppone l’attivazione di procedure atte a eliminare il rischio individuato mediante un monitoraggio dell’efficacia dei provvedimenti intrapresi.

Per il lavoratore che ha a che fare con movimenti che richiedono sempre gli stessi movimenti si deve tener conto di: ripetitività delle azioni (frequenza), forza da impiegare, la postura con la quale svolge o è messo in condizioni di svolgere l’azione e se il periodo di recupero, durante la turnazione lavorativa, sia congruo allo sforzo sostenuto.
Sulla postura è importante che il lavoratore sia debitamente formato, è dimostrato infatti che, a parità di carico e condizioni ambientali, l’impatto sull’apparato muscolo-scheletrico è molto diverso se il movimento viene compiuto nella maniera esatta o meno.
Un tipo di movimentazione si definisce ripetitiva quando il lavoratore svolge un’azione tecnica che comporta un’attività meccanica che implichi non un singolo movimento articolare ma vengono messi in moto più segmenti corporei in cicli della durata temporale più o meno breve che vengono ripetuti più volte e in maniera sempre uguale a se stessa.
Di questi, la ripetitività è il fattore di maggiore rischio tant’è che nella valutazione del rischio dei movimenti ripetitivi si distinguono i rischi per gli arti superiori e quelli per gli arti inferiori.
Valutare il rischio di ripetitività significa essere in grado di calcolare quante volte una determinata azione viene svolta all’interno di un ciclo, la ripetitività delle azioni porta conseguenze negative soprattutto a livello tendineo, muscoli e tendini, che si dice abbiano “memoria”, tendono ad abituarsi facilmente a un determinato sforzo, quindi non accade nulla, nel breve termine, finché si compie lo stesso gesto ma alla lunga o cambiando semplicemente azione si possono avere dolori.

Valutazione rischio radon

La pericolosità del radon è data dal fatto che è un gas radioattivo e quindi alte concentrazioni di radon nei luoghi di lavoro determina un alto rischio di intossicazione.

Oltre alla concentrazione di radon il rischio è dato anche dal tempo di esposizione a tale gas.
Il radon si trova sia in forma naturale (per esempio nelle rocce) sia nelle costruzioni.

La valutazione del rischio radon, dunque, deve avvenire sia nei luoghi di lavoro all’aperto sia nei luoghi di lavoro al chiuso, si pensi a tal proposito, a luoghi di lavoro interrati.

In generale possiamo dire che nella valutazione del rischio radon è necessario prendere in considerazione anche l’area geografica  in cui si trova la sede lavorativa.
Ovviamente vi sono poi tipologie di lavoratori più esposte al rischio radon proprio perché l’attività lavorativa quotidiana richiede loro una costante esposizione a possibili esalazioni.
Tra questi  è il caso di lavoratori come minatori e operai dei cantieri stradali.
L’obbligo di valutare il rischio radon è a carico del datore di lavoro.

Valutazione rischio rumore

Il rischio di essere esposti a rumore negli ambienti di lavoro non riguarda solo gli operai di industrie, fabbriche o cantieri edili e stradali, sono numerosi i lavoratori esposti a tale rischio.
La valutazione del rischio rumore, obbligo del datore di lavoro, è il primo step per tutelare la salute e il benessere psico-fisico dei lavoratori.

Gli effetti dell’esposizione al rumore durante l’attività lavorativa non determinano soltanto la cosiddetta “ipoacusia” ma possono ripercuotersi sulla psiche del lavoratore determinando perdita di concentrazione, insonnia e nausea con enorme rischio per la sua e altrui sicurezza e incolumità.

La valutazione del rischio rumore, disciplinata dall’articolo 190 del Testo Unico della Sicurezza, deve prendere in considerazione alcuni elementi come: livello, tipologia, durata dell’esposizione al rumore, dispositivi di sicurezza (DPI), informazioni ottenute dalla sorveglianza sanitaria, effetti sulla salute psico-fisica.
La valutazione del rischio rumore deve anche individuare le necessarie forme di prevenzione a protezione dei lavoratori.

Valutazione rischio stress lavoro correlato

La valutazione del rischio stress lavoro correlato è uno degli atti obbligatori nei confronti dei dipendenti da parte dell’azienda datrice di lavoro, la scadenza per presentare il DVR completo di questa valutazione era stata fissata allo scorso 31/12/2010.
Tale valutazione rientra fra le altre sancite dal D. Lgs 81/08, in particolare la normativa che sancisce l’obbligatorietà di detta valutazione si trova nell’art. 31 e successivi dello stesso decreto.
Per la valutazione del rischio stress da lavoro correlato l’Azienda può avvalersi sia del medico competente incaricato che, qualora le visite lo rendessero necessario, di personale esperto proprio di stress lavoro correlato.
Il D. Lgs. 81/08, accogliendo ala suo interno un accordo europeo, contiene al suo interno tutti gli indicatori necessari a valutare se il singolo caso mostri segni e sintomi da stress da lavoro correlato, fra questi indicatori possiamo segnalare un generale senso di spossatezza, dolori muscolari, ansia, forte irritabilità e spesso i soggetti interessati sono anche colti da disturbi all’apparato digerente.
Come per tutte le mancate valutazioni non inserite nel documento valutazione rischi anche per l’assenza della valutazione dello stress da lavoro correlato sono previste sanzioni, non solo pecuniarie, così come stabilito dall’art. 55 del D. Lgs. 81/08.

Valutazione rischio vibrazioni

Il D. Lgs. 187/2005 ha prescritto misure minime di tutela della salute e sicurezza sul luogo di lavoro per i lavoratori esposti a vibrazioni meccaniche, indicando anche criteri di individuazione e valutazione rischi fra vibrazioni per il sistema mano – braccio (HAV) e quelle che interessano tutto il corpo (WBV).
La valutazione rischio vibrazioni deve essere presentata, come le altre, nel documento valutazione dei rischi così come prescritto dal D. Lgs. 81/2008.
Come e con quali criteri effettuare l’analisi di tale rischio è descritto nell’art. 202 del testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, fra le altre cose nell’articolo è ben spiegato che la valutazione rischio da vibrazioni può essere effettuata anche senza misurazioni basandosi però su appropriate informazioni del costruttore o di fonti accreditate a fornirle (ISPEL e Regioni).
Qualora non si disponesse di tali informazioni, o esse non diano indicazioni su quali tutele eventualmente adottare, vanno effettuate misurazioni omogenee a quanto stabilito dagli standard ISO-EN rispetto i metodi di misura.
Il D. Lgs. 187/05 attribuisce molta importanza all’analisi della riduzione del rischio da vibrazioni, qualora se ne accertasse un’effettiva esposizione.
Tale prescrizione è importante perché sia per il sistema mano-braccio che per il corpo intero non esistono dispositivi di protezione individuali (D.P.I.) anti-vibrazione adeguati a ridurre l’esposizione al rischio sotto i livelli indicati dallo stesso decreto.
Quindi se la valutazione del rischio vibrazioni facesse risultare delle criticità la migliore cosa per essere in regola con la normativa vigente è cercare di ridurre il rischio alla fonte con adeguati interventi.

Valutazione rischio videoterminale

La valutazione del rischio per i videoterminalisti deve prendere in esame diversi tipi di disturbi riconducibili all’attività lavorativa dei VDT.
I rischi possono riguarda l’apparato visivo, la postura, la psiche e le radiazioni anche se queste ultime, emesse dai videoterminali,  sono in effetti molto contenute.

E’ obbligo del datore di lavoro valutare il rischio dell’utilizzo del videoterminale analizzando le postazioni di lavoro munite di VDT con attenzione particolare ai rischi per gli occhi, per la corretta postura (ergonomia) e igiene e per l’affaticamento fisico e mentale.

Anche lo stress lavoro correlato può far parte dei rischi maggiormente legati all’attività del videoterminalista.

Il datore di lavoro, quindi, deve, dopo aver effettuato la valutazione, adottare le necessarie misure e predisporre le postazioni di lavoro in conformità a quanto detta la legge.

La procedura di Valutazione dei Rischi

La valutazione dei rischi e la conseguente redazione del relativo documento (DVR) all’interno dell’azienda è un’attività non delegabile che ricade in capo al datore di lavoro e viene regolata dalla sezione II (artt. 28 – 30) del D.lgs 81/08.

E’ importante evidenziare come il Testo Unico Sicurezza imponga al datore di lavoro di valutare tutti i rischi, compreso il rischio stress lavoro-correlato, presenti, ovvero eventuali, all’interno del luogo di lavoro.

Al termine del processo di valutazione dei rischi occorre redigere un apposito documento, avente data certa, sottoscritto dal datore di lavoro, dal rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e, ove nominato, dal medico competente

Tale documento deve contenere:

Una relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute ;
L’indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e dei dispositivi di protezione a seguito della valutazione;
Il programma opportuno per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza;
L’indicazione del nominativo del RSPP, RLS o di quello territoriale e del medico competente .

Come evidenziato il processo di valutazione dei rischi è effettuato dal datore di lavoro di concerto con il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e il medico competente

Consulenza per la redazione del DVR

La valutazione dei rischi dunque, può ritenersi uno degli elementi più importanti, se non il più importante, all’interno del processo di sicurezza sui luoghi di lavoro. Per questo motivo è consigliabile rivolgersi a tecnici specializzati in grado di supportare il datore di lavoro in questa fondamentale attività. Sicurezza-sul-lavoro.org offre questo servizio, contattaci oggi stesso al numero verde 800.14.66.27.

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